DOTT.SSA ELMA SUKAJ – PSICOLOGA, PSICOTERAPEUTA E MEDIATRICE FAMILIARE

Ambiti di Intervento

Il lutto, il dolore per la perdita

La perdita di una persona cara è un’esperienza dolorosa e può diventare un trauma sia quando sopraggiunge dopo una malattia sia quando è improvvisa. Il trauma, come la parola stessa indica, è una lesione, una rottura che può essere non facilmente integrabile nel nostro senso della vita e che quindi ci può porre davanti a sfide psicoemotive e fisiche. Non ci sono però tempi e modi “giusti” per reagire alla perdita nonostante culturalmente si aspetti che la persona in lutto si disperi e abbia reazioni evidenti del dolore che prova dentro per un periodo di tempo che non sia brevissimo e che non superi qualche mese. Le reazioni alla perdita possono essere svariate e spesso soverchianti e totalizzanti portando ad uno stato di spaesamento, perdita di senso della propria vita oppure di anestesia e vuoto. Il processo riguarda anche la propria identità che va in crisi in quanto ci si chiede chi siamo in assenza del nostro caro che ci faceva da specchio rassicurandoci dell’immagine di noi in relazione all’altro e del nostro posto nel mondo. Vanno quindi in crisi anche i postulati che ci hanno guidati nella vita fino alla perdita del nostro caro e il mondo, la vita diventano sconosciuti e difficili da gestire. La gamma delle emozioni provate è molto ampia e va dalla rabbia e l’iniziale negazione della perdita alla disperazione, la profonda tristezza, l’impotenza, l’angoscia, la confusione, i sensi di colpa per essere sopravvissuto al proprio caro o per non aver fatto in tempo a risolvere un conflitto rimasto in sospeso. Non ci sono pozioni o bacchette magiche che cancellano il dolore o alleggeriscono le sensazioni e le emozioni, questi hanno bisogno di essere espressi ed elaborati lasciando il posto ai bei ricordi della vita vissuta insieme. Si arriva in questo modo ad integrare dentro di noi la presenza del caro che non c’è più per sentirlo dentro e continuare ad amarlo in sua assenza. La perdita di una persona cara implica questo cambiamento, passare dall’amarlo in sua presenza ad amarlo in sua assenza sentendo dentro di noi il fortissimo legame creato e coltivato nella vita trascorsa insieme. In questo modo la sua presenza dentro di noi diventa una risorsa interiorizzata, una voce che ci guiderà sempre sia nei momenti belli sia in quelli difficili, il dialogo interiore non cessa di esistere. Non ci spogliamo quindi del ruolo che avevamo acquisito in presenza dell’altro, continuiamo a mantenere questa nostra parte che tiene salda l’identità inizialmente in crisi permettendole di integrare altri ruoli e posti nella vita di persone nuove.

Il processo di elaborazione della perdita non è sempre facile e richiede oltre alla presenza di proprie risorse interiori anche il sostegno della famiglia e degli amici. La figura dello psicologo diventa un’ulteriore risorsa che non sostituisce ma integra quanto già presente offrendo uno spazio professionale di ascolto, espressione, contenimento ed elaborazione delle emozioni, sensazioni e pensieri che bloccano la vita nel qui ed ora.

Collaboro con Onoranze Funebri Cesena di Mascali e Butteri per garantire un immediato aiuto psicologico a chi si trova ad affrontare il dolore per la perdita di un caro.

La disconferma

Se si riflette sulla diversità in senso lato non si può non pensare al grande psicologo, William James vissuto tra fine ‘800 e inizio ‘900. Nonostante vivesse in un’epoca lontana e tanto diversa dalla nostra il suo pensiero è alquanto attuale.

Scrive William James: “Se fosse realizzabile, non ci sarebbe pena più diabolica di quella di concedere a un individuo la libertà assoluta dei suoi atti in una società in cui nessuno si accorge di lui” (James W., Psychology, 1892).

Per esistere si ha bisogno della conferma che arriva da fuori, dagli altri perché in fondo non c’è un Io se non c’è un TU con cui interagire. Spesso però capita che una persona è talmente diversa che interagire con essa diventa impegnativo e quindi si preferisce ignorarla. Ma la disconferma porta il “diverso” in una posizione al margine, né dentro e né fuori la società sviluppando in lui sofferenza e disagio che diventano onerosi a livello socio-economico. E allora mi chiedo se nel cercare di rendere la nostra vita più facile non la complichiamo ulteriormente solo per il fatto di non essere previdenti e riflessivi abbastanza su ciò che ci succede?!

Ansia